Capricci, ecco le “regole” per limitarli

Capricci, ecco le
Capricci, ecco le "regole" per limitarli

I capricci caratterizzano alcune fasi della vita dei bambini. Dai due anni in su i genitori fanno i conti con una serie di comportamenti apparentemente indecifrabili e senza senso per gli adulti. Dietro a ogni capriccio, spesso, si cela un desiderio, una esigenza, un bisogno del piccolo. Ecco delle buone regole 

Arrivano i due anni, età critica per tutti i genitori. I bambini cominciano a manifestare il loro carattere e spesso fare le cose quotidiane diventa impossibile. «Il “no” è uno strumento educativo prezioso, ma occorre saperlo usare con moderazione, solo quando davvero non si può dire “si”». Lo spiega la psicologa Antonietta Bruzzese (www.antoniettabruzzese.it), specializzata in counseling dell’età evolutiva ad approccio cognitivo-comportamentale, che lavora come libera professionista a Fregene. Attualmente presta servizio presso l’Associazione culturale Come con mamma”. Diventa difficile un cambio pannolino, un bagnetto, ed è qui che entrano in campo le regole che se chiare, semplici e adeguate all’età possono dare buoni risultati. Ecco alcuni consigli dell’esperto.

Arrivano i due anni e cominciano i capricci, dottoressa Bruzzese, mettere delle “regole” è utile da che età?

«È proprio così, questa età è spesso difficile per i genitori, da diversi anni si parla addirittura dei “terrible two”, anche se, da un punto di vista psicologico, questa fase è straordinaria, altro che terribile. Il bambino, che ha vissuto quasi tutto il primo anno sentendosi in simbiosi con la mamma, ha lentamente acquisito consapevolezza di sé e del proprio corpo, cominciando a costruire così una sua identità; lo fa talvolta opponendosi, talvolta cercando confini, talvolta chiedendo rassicurazioni. Dietro ai cosiddetti capricci ci sono, dunque, dei bisogni  che richiedono di essere soddisfatti (leggi anche “L’epoca dei no e i terribili due anni, affrontare i capricci.”). Una volta premesso questo, rispondo alla sua domanda, le prime regolette si possono introdurre già nel secondo anno di vita, servono ai più piccoli per avere dei riferimenti e sentirsi sicuri nell’ambiente in cui agiscono».

Come stabilire le regole per far fronte ai capricci?

«Le regole devono essere sempre semplici, poche, adeguate all’età e alle competenze dei bambini. A 18/24 mesi le regole che si possono introdurre riguardano essenzialmente la sicurezza, parliamo, banalmente, di evitare le dita nella presa di corrente. Al fine di ottenere la collaborazione del bambino sarà importante non imporre la regola in modo coercitivo, meglio usare un tono fermo ma dolce. Laddove è possibile sarebbe importante consentire al bambino di “sperimentare” la situazione di pericolo.

Se un genitore dice al figlio di non avvicinarsi al forno potrebbe riuscire nel suo intento con un bambino incline ad evitare situazioni nuove, ma potrebbe fallire con un bambino che, per temperamento, è più curioso ed esplorativo. In entrambi i casi sarà molto più utile fare avvicinare il bambino al forno, dicendo che è acceso e si sta scaldando, facendo sentire al bambino che la temperatura sale e dicendo frasi del tipo “senti, è sempre più caldo” e poi, enfatizzando “ahi!! Come scotta, meglio allontanarsi”, il bambino imparerà che lì ci si può far male e, più in generale, a condividere le regole e non a ritrovarsele imposte dall’alto.

Una buona regola (per i genitori) è che se si stanno dicendo troppi “no” c’è qualcosa da modificare nell’ambiente, forse non è adatto ad un bimbo in piena fase esplorativa. Può essere utile lasciare accessibili cassetti e sportelli con cose da grandi non pericolose (pentole, coperchi e contenitori) ai quali i piccoli possano accedere facilmente, si può chiudere tutto il resto. Il “no” è uno strumento educativo prezioso, ma occorre saperlo usare con moderazione, solo quando davvero non si può dire “si”».

Pianti disperati al mattino per lavare i bambini e stessa cosa al cambio pannolino, quali i consigli?

«Bisogna sempre coinvolgere i bambini in ciò che si sta facendo e non lavarli e vestirli passivamente. Possiamo prendere prima un pupazzetto o un bambolotto su cui fare (o far fare al bambino) tutte queste operazioni, considerando che il gioco simbolico in questa fase comincia a comparire ed evolversi, e poi dire: “Ora tocca a te!”, quindi lavare e vestire il bambino, chiedendo, con il passare del tempo, una collaborazione sempre più attiva.

Per quanto riguarda il pannolino, teniamo conto che fare il cambio ad un anno e mezzo è molto diverso dal farlo con un neonato che non conosce altra posizione che sdraiato. Molti genitori, ad un certo punto, trovano più rapido fare il cambio in piedi. Si può attrezzare un angoletto del bagno, magari con un giochino, per fare questo. E poi, un po’ di fantasia, ad esempio, se sui pannolini ci sono dei pupazzetti raffigurati, il bambino può sceglierne uno e, mentre si procede al cambio, inventarsi una storia sul personaggio scelto. Certo, ci vorrà un po’ più di tempo e di organizzazione! Ma non ci vuole molto più tempo per fronteggiare capricci e scenate? Si tratta di una sorta di “investimento” per il futuro».

Spesso al nido i bambini si comportano bene e tornando a casa si sfogano mettendo in atto comportamenti ribelli. Perché succede e cosa fare?

«A quest’età è ancora presente una fisiologica ansia da separazione, per un bambino può essere difficile stare tante ore lontano dalla mamma, ma si adegua. Per questo spesso i bambini durante la giornata trattengono molte emozioni e le tirano fuori solo quando si trovano con i genitori, le persone che più amano, perché sono sicuri di essere accettati a prescindere. È molto importante accogliere questa frustrazione dedicando al bambino un po’ di tempo esclusivo al rientro.

Il genitore dovrà sottolineare quanto a sua volta abbia sentito la mancanza del figlio e stare insieme a giocare e coccolarsi. Anche qui si tratta di riorganizzare la routine. Inoltre è importante salutare sempre il bambino quando lo si lascia e raccontare cosa si andrà a fare;  per fronteggiare l’ansia, al momento della separazione, è possibile scambiarsi un piccolo oggetto da restituirsi al ricongiungimento; infine, le persone che stanno con il bambino, possono raccontargli dove sono e cosa fanno i genitori in quel momento, verbalizzando le emozioni di tristezza e nostalgia».

A scuola il bambino manifesta una certa autonomia, la frase ricorrente è: “faccio io”, ma non è sempre possibile lasciar fare da soli. Come comportarsi?

«Intanto organizzarsi per quanto è possibile, in modo da lasciargli il tempo necessario per fare da solo (i genitori recupereranno quel tempo in seguito, quando a 5/6 anni i bambini si vestiranno e laveranno in autonomia perché gli sarà stato dato modo di apprendere ed interiorizzare alcuni passaggi).

Se i bambini vogliono fare cose più difficili semplifichiamo il compito. Ad esempio, se vogliono aprire una bottiglietta, allentiamo il tappo, se vogliono versare i cereali mettiamone un po’ in un contenitore che possano gestire da soli. Insomma, diamogli la sensazione di essere capaci. Ovviamente a tutti capita di andare di corsa e di non poter soddisfare questo bisogno, pazienza! Ma teniamolo sempre in mente e, alla prima occasione, ricordiamo che i bambini sono collaborativi per natura, diamo uno straccetto anche a loro se stiamo spolverando, se stiamo cucinando permettiamogli di versare gli ingrediente già dosati prima, se svuotiamo la lavastoviglie facciamoci aiutare dopo aver tolto oggetti pericolosi o più delicati, consentiamogli di mettere i vestiti  in lavatrice o di passarci le mollette mentre stendiamo i panni … gli esempi possono essere infiniti nella quotidianità. Anche in questo caso è sufficiente un po’ di inventiva. Questo rinforzerà non solo una serie di abilità cognitive e motorie, ma anche l’autostima, perché i piccoli si sentiranno utili all’interno della famiglia.

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Lucia Porracciolo
Laureata in Scienze della comunicazione, fissata con il giornalismo e con i profumi. Da qualche anno mamma di Ester e di Clarissa. Dopo un’esperienza di stage a Tv 2000, e dopo aver lavorato per anni alle Acli a Roma, ho deciso di tornare in Sicilia. Nel 2012 mi sono trasferita a Palermo dove collaboro con Tele Giornale di Sicilia e Giornale di Sicilia. Qui ho conosciuto l'amore della mia vita, Sli, oggi mio marito. Papà stupendo. Quando si diventa genitori si scoprono le priorità della vita, il dono e la magia di vivere e far vivere.

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