Stop Phone, un progetto per il corretto uso del telefonino

Stop Phone è un progetto che coinvolgerà scuole e medici del territorio palermitano con l’obiettivo di sensibilizzare al corretto uso dei telefonini. Le priorità sono: proteggere i bambini dai pericoli delle radiazioni ed educare i genitori a far utilizzare il telefonino in modo consapevole e intelligente

stopphone

Il telefonino è la nostra ombra. Uscire di casa senza telefonino rappresenta una tragedia. Sì, perché siamo cellulari dipendenti, non neghiamolo. Ma i rischi per gli adulti e i bambini ci sono e l’utilizzo eccessivo del telefonino incide sulla salute di tutti. Non è una scena isolata vedere una mamma che allatta il proprio bambino e nel frattempo chatta o telefona. In questo caso non solo condizioniamo il momento dolcissimo dell’allattamento intaccando la relazione madre-bambino, ma mettiamo a rischio la salute del neonato. «I rischi delle radiazioni sono confermate nonostante a oggi non ci siano testi scientifici che colleghino l’uso del cellulare allo sviluppo dei tumori- spiega Carlo Roberto Gambino, referente scientifico del progetto». Con il dottor Gambino abbiamo cercato fare un po’ di chiarezza sulle dipendenze dalla tecnologia.

 

Dottor Gambino, Stop Phone è un progetto dell’Asp in collaborazione con Vivi Sano Onlus, di cosa si tratta?

«L’ obiettivo del progetto è sensibilizzare le famiglie e le istituzioni scolastiche a un corretto utilizzo dei telefonini ed è rivolto a un target di bambini che va  0 a 12 anni. Il progetto ha un approccio eco sistemico ovvero abbiamo pensato al contesto dove cresce il bambino tenendo in considerazione gli attori di riferimento e gli ambienti fisici per potenziare gli aspetti protettivi. Stop Phone è rivolto a ragazzi e docenti della scuola secondaria di primo grado. Poi faremo incontri di formazione ai docenti delle scuole dell’infanzia e primaria a cui saranno somministrati alcuni questionari e faremo interventi specifici con coinvolgimento dei genitori. Coinvolgeremo anche gli operatori sanitari, ovvero i pediatri in primis, poi educatori alla salute, servizi contigui, ginecologi e operatori sanitari che si occupano dei corsi pre parto. I primi mille giorni del bambino sono fondamentali, proprio per questo ci rivolgiamo ai ginecologi e ai pediatri».

Da dove nasce l’idea di questo progetto?

«Intanto abbiamo raccolto l’allarme dello Iarc (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro) che alla luce di alcuni studi sostiene che le prove disponibili non sono sufficienti per parlare di nesso tra uso del telefonini e tumore, in particolare per i cellulari di nuova generazione. Però un lieve aumento di rischio è stato segnalato dai risultati di alcuni studi solo per il neurinoma e il glioma. Teniamo conto che sono apparecchi che funzionano utilizzando onde radio e i tessuti a contatto con il cellulare possono assorbire questa energia. Il macro obiettivo, nel piano Regionale di prevenzione, è legato al rischio fisico e ambientale, rischio da radiofrequenze».

Spesso il telefonino è tenuto vicino ai neonati…

«Abbiamo esempi concreti. Durante l’allattamento la mamma chatta con le amiche, con gli altri gruppi di mamme, insomma con chiunque, e a volte telefona; è chiaro che non è una buona pratica utilizzare il cellulare a breve distanza del neonato e al di là del rischio fisico che abbiamo accennato si perde proprio il rapporto mamma-bambino che è utile a sviluppare il pensiero del bambino.

Gli studi che sono sul campo è su un target di adolescenti e pre adolescenti e dalle prime osservazioni è confermato che già a 3 anni i bambini hanno il cellulare in mano. Questo rappresenta un pericolo. Come detto, attualmente non abbiamo elementi epidemiologici legati al rischio diretto dell’uso del telefonino. Sappiamo che ci sono esperimenti che dicono chiaramente che vi è una diretta interazione con la plasticità neuronale del cervello negli adulti,  vengono inficiati: calo della performance, della relazione, della concentrazione».

Pavor notturno e i disturbi del sonno sono collegati all’uso dei telefonini?

«Sicuramente, stimoli sensoriali e videogiochi, tablet in età pediatrica possono inserirsi all’interno di elementi del disturbo del sonno. Già la letteratura si esprime sulla correlazione tra sonno e telefoni, ansia e tablet.

Dal punto di vista neurologico il bambino che ha stimoli prima di andare a letto si mette in attivazione neuro psicologica. Esistono delle vere dipendenze dalla tecnologia e questo è accertato dagli studi.

È chiaro che un bambino non ha gli strumenti per un uso corretto del telefonino quindi spetta agli adulti, alla famiglia, guidarlo a un utilizzo giusto, equilibrato, che non produca effetti nocivi alla salute. Esiste un decalogo dello Iarc che tra i vari punti dice:

  •  quando si telefona bisogna stare a un metro di distanza dalle persone,
  • non si deve tenere il telefono sul comodino o comunque nelle vicinanze del letto.

L’obiettivo di questo lavoro a breve termine è quello di mettere in ordine i dati che raccoglieremo nelle scuole e tramite i medici, aggiornarli, e sottoporre tutto al Ministero della Sanità per vedere se il progetto è utile, ai fini di emanare delle linee guida».

 

 

Lucia Porracciolo
Lucia Porracciolo

Laureata in Scienze della comunicazione, fissata con il giornalismo e con i profumi. Da qualche anno mamma di Ester e di Clarissa. Dopo un’esperienza di stage a Tv 2000, e dopo aver lavorato per anni alle Acli a Roma, ho deciso di tornare in Sicilia. Nel 2012 mi sono trasferita a Palermo dove collaboro con Tele Giornale di Sicilia e Giornale di Sicilia. Qui ho conosciuto l'amore della mia vita, Sli, oggi mio marito. Papà stupendo. Quando si diventa genitori si scoprono le priorità della vita, il dono e la magia di vivere e far vivere.

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