Violenza tra bambini. Cosa fare?

Anche i bambini subiscono il fascino della violenza e hanno delle fantasie aggressive. E’ normale che provino interesse per la violenza. Serve solo saper tracciare una chiara linea di demarcazione tra l’impulso aggressivo e il passaggio all’atto, tra fantasia e realtà.

bambini violenti
bambini violenti

La violenza appartiene a tutte le età anche se con dimostrazioni diverse, ad esempio al nido o scuola materna i bambini non si coalizzano contro un compagno ma solitamente lo scontro, quindi il gesto aggressivo,  avviene uno contro uno ed è inaspettato e non premeditato, poco prima giocano sereni e un attimo dopo uno colpisce l’altro per futili motivi.

I bambini di età prescolare mescolano realtà e fantasia, non sono consapevoli del danno e nemmeno delle conseguenze dei loro gesti, avendo così delle reazioni spropositate ad esempio una bimba da un calcio all’amichetta solo perché non le ha prestato un colore.

I bambini si rivolgono direttamente all’adulto per denunciare l’episodio e si aspettano una punizione per l’aggressore.

L’autorità dell’adulto è riconosciuta e viene anche menzionata nei loro discorsi: “la maestra non vuole…”, “mio padre dice che…”.

L’adulto deve cercare di comprendere la mente dei bambini e accettare l’idea che sono fragili ma non innocenti, che anche loro subiscono il fascino della violenza e hanno delle fantasie aggressive.

Non bisogna condannare come patologici il voler giocare a “fare la guerra o i combattimenti”. E’ importante lasciarli fare, basta mantenere ben distinte la finzione dalla vita reale.

Il senso di inferiorità e di dipendenza che provano nei confronti degli adulti fa si che i bambini siano facilmente soggiogati dai compagni che si mostrano sicuri e prepotenti.

Per loro provano un misto di paura e ammirazione. Paura perché ne temono delle reazioni e ripercussioni, ammirazione perché più o meno inconsciamente vorrebbero essere come loro, riuscire ad imporsi agli altri esercitando il loro potere e  sottraendosi alle regole.

Cosa fare

Cosa può fare un genitore se si accorge che suo figlio è troppo dipendente dagli amici? Se è troppo timido?

Potrebbe trattarsi solo di un momento transitorio, la disparità è normale in qualsiasi relazione dovuta anche ad una fase di assestamento, di crescita.

Potrebbe anche essere una strategia messa in atto dal bambino per cercare di entrare in un gruppo. In questi casi sarebbe meglio non intervenire evitando di metterlo in difficoltà con gli amici.

Ma nel caso in cui ci si accorge che si è instaurato un vero e proprio rapporto di sudditanza bisogna cominciare a capire di cosa il ragazzo ha bisogno, sicurezza, fiducia in se stesso, più autonomia.

È il momento di insegnargli a dire no, di non essere troppo servizievole, di non avere paura di contrariare qualcuno.

Gli insegnanti devono Intervenire o no?

L’iperprotezione è deleteria perché non consente di confrontarsi con le difficoltà, capire, distinguere.

Il bambino ad esempio si ferma ad osservare un litigio non solo per curiosità quanto per l’esigenza di capire che cosa può accadere in determinate circostanze.

Molti psicologi sono del parere che è necessario intervenire e soprattutto a scuola gli insegnati non debbano restare indifferenti, i bulli rafforzerebbero la loro idea di poter dare libero sfogo ai propri impulsi e gli altri finirebbero per adeguarsi al rapporto di dominazione che si istaura.

Gli insegnanti dovrebbero prestare attenzione a ciò che avviene tra i ragazzi anche se questi non parlano, negano o minimizzano.

I bulli devono essere sempre fermati altrimenti prendono forza.

Il timore e le aspettative che suscitano negli altri hanno l’effetto di rinforzare l’immagine di duri che hanno di sé e di fissarli ad una identità deviante che può diventare una propria caratteristica.

Le sanzioni

I ragazzi si aspettano che gli adulti reagiscano  e mostrino di avere il controllo della situazione. Si aspettano che gli adulti li difendano dai loro stessi impulsi indicando regole e limiti.

È vero che i ragazzi devono essere capiti perché anche essi sono vittime di qualcos’altro come la società, la famiglia, i coetanei ma è comunque necessario intervenire e punire il bullo per i suoi eccessi, assolverlo e non riconoscergli alcuna responsabilità  non lo aiuta anzi perde un’occasione per poter capire ed imparare a maturare.

Il genitore o l’educatore potrebbe impostare il proprio intervento sulla responsabilità personale. Credere che in ognuno possa prodursi un cambiamento. Aiutandolo e spronandolo a comportarsi in modo responsabile.

Le sanzioni sono un mezzo per rendere bambini e ragazzi consapevoli delle conseguenze dei loro atti e promuovere la riflessione e la libertà di scelta.

La sanzione educativa ha il valore di un segnale per spezzare una tendenza, attribuisce ad ognuno la responsabilità dei propri atti e fornisce un risarcimento alla vittima.

Chiedere scusa potrebbe essere il primo passo per cambiare direzione e alleggerirsi la coscienza.

E confrontandosi con la sanzione ci si confronta con un fattore fondamentale della vita sociale, ossia le norme, le leggi, ciò che ci aiuta a difendere l’identità di una comunità e renderla equilibrata e unita.

Valeria Perna / Giusi Russo
Valeria Perna / Giusi Russo

Siamo un’Assistente Sociale, Laureata e abilitata alla professione, ed una Psicologa abilitanda. Lavoriamo da molti anni con i bambini che presentano svariate problematiche relazionali, di integrazione, abusi o maltrattamenti. Con ognuno di loro cerchiamo di affrontare e superare ogni ostacolo che la vita li obbliga ad attraversare.

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