Prepararsi al parto con la psicologa…

Prepararsi al parto con la psicologa

La figura dello psicologo per una gravidanza serena, un bel parto e acquisire consapevolezza della maternità. Le donne incontrano più volte il ginecologo nei nove mesi di attesa, sanno molto degli aspetti psicologici, ma sanno gestire poco ansie, incertezze. desideri che fanno un ottimo mix per rovinare un momento unico e magico

Zero tempo per se stessi e per il marito che potrebbe sentirsi trascurato, non c’è più un momento per cucinare, eppure una mamma che allatta a richiesta il neonato dovrebbe seguire un’adeguata alimentazione, il telefono suona e nessuno risponde, tipici i messaggini di amiche: “perché non rispondi più?”. Ricorrente la frase delle mamme: “non  riesco nemmeno a fare una doccia”. Il sonno perso poi, non lo nominiamo per nulla. Questa è la situazione “tipo” appena si rientra a casa dall’ospedale o dalla clinica, dopo aver partorito un meraviglioso e tanto atteso bebè.

Ecco perché in un corso di preparazione al parto lo psicologo è una figura utile ai genitori

La psicologa Chiara Sillitti che terrà alcuni incontri del corso pre parto promosso da Professione Genitori suggerisce di esercitarsi “al pensiero positivo”.

«Diventare mamma, diventare genitori, spiega Sillitti è un cambiamento drastico nella vita di una persona, una metamorfosi totale non solo della quotidianità, ma anche di pensieri che da quel momento vengono realmente trasferiti in maniera totale sul neonato. Felicità, ansie, paure, preoccupazioni, aspettative, sono tutte emozioni naturali e fisiologiche che, se non controllate, possono causare danni più o meno reversibili».

Che sia il primo o il secondo o il terzo figlio, non si può negare, le ansie e le preoccupazioni sono tante. L’arrivo del primogenito è senz’altro uno sconvolgimento dei ritmi familiari e degli equilibri di coppia, ma quando la prole aumenta entrano in gioco una serie di fattori che ancora una volta modificano la routine di casa. Avere già un piccolo tra i piedi non significa sapere tutto su come accogliere il secondo.

«La stanchezza, aggiunge Chiara Sillitti, insieme ai cambiamenti fisici, di ritmo giornalieri, la mancanza di sonno, possono indurre a sentirsi spaesati e a un giudizio negativo verso sé stessi, a portare una disistima nei propri confronti a tal punto da indurre la depressione».

Le mamme, anche le più sicure di sé, possono confermare che è facile entrare in uno stato di insicurezza in cui ci si sente inadeguate a prendersi cura del piccolo. Spesso succede che dopo il parto la donna senta molta tristezza e pianga senza un motivo preciso. Questo è il baby blues ed è una fase fisiologica.

Cosa fare?

«Innanzitutto, sforzarsi a smettere di pensare troppo, andando in là con l’immaginazione, e concentrarsi sul “qui ed ora” e sui bisogni primari di una creaturina appena nata che dipende in tutto e per tutto dalla mamma. Essere felici dei piccoli traguardi vissuti ogni giorno, e goderseli; evitare di essere troppo critici, e sospendere ogni tipo di giudizio verso sé stessi. Fa bene praticare esercizi sulla positività, attraverso la mindfulness, con cui ci si concentra sul presente e su tutto quello che di bello sta accadendo, prendendone consapevolezza. Abituarsi al pensiero positivo, conclude Sillitti, non è semplice, ma fattibile, e il risultato che ne consegue è reale e concreto, per la vita della mamma e del papà, e soprattutto per la serenità dei bambini».

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