Curarsi con l’aerosol, un mito da sfatare

L’uso indiscriminato dell’aerosol può dare effetti collaterali. In alcuni casi è davvero utile per curare i bambini, in altri potrebbe anche essere controproducente

Curarsi con l’aerosol, un mito da sfatare

Secondo le testimonianze di medici e pediatri, nonostante le più frequenti malattie infiammatorie dell’apparato respiratorio non richiedano alcun tipo di terapia ma solo tanta pazienza, si continua a fare un uso indiscriminato dell’aerosol. Soprattutto con i bambini.  Quali alternative esistono? Ecco quando è utile davvero.
Si conferma essere un fenomeno del tutto italiano: l’uso e l’abuso dell’aerosol, soprattutto con bambini e anziani, è aumentato notevolmente negli ultimi cinque anni. Non esiste famiglia infatti, in Italia, che non abbia l’apparecchietto per aerosol in casa. Viene spesso utilizzato in maniera impropria per qualsiasi tipo di infezione o ostruzione alle vie respiratorie soprattutto in quelle, nei bambini, che riguardano il tratto superiore (naso, bocca, trachea). In molti casi serve a poco o a nulla, e potrebbe anche essere controproducente.




L’aerosol come soluzione (IM-) perfetta

L’aerosol consiste nella somministrazione, direttamente nelle vie respiratorie, di una sospensione di particelle solide o liquide trasportate da un gas. È probabilmente il fatto che il farmaco “si veda” sotto forma di nebbia a rassicurare sul suo reale funzionamento. Spesso però l’uso incontrollato senza un consulto con il medico, risponde forse all’impulso del genitore, nei confronti del piccolo, di dover comunque intervenire di fronte a una tosse o a un raffreddore utilizzando questo metodo dandolo per efficace ma, sopratutto, per scontato. L’aerosol, con cortisonici inalati, compare infatti al primo posto nella classifica – preparata dall’Associazione culturale pediatri, che raggruppa 2.500 dottori di questo settore -delle cinque pratiche “inappropriate”. La ragione di questo record sta nel fatto che l’aerosol è ampiamente utilizzato nei malanni di stagione come tosse, raffreddore, mal di gola, bronchiti, che sono comunissimi nei bambini sotto i sei anni. Nata come moda soprattutto negli anni ’70, è oggi un mito da sfatare: gli esperti concordano sul fatto che il dispositivo per l’aerosol è utilizzato in maniera totalmente impropria e  senza alcuna validazione scientifica. È consigliata infatti solo per la cura della laringite, della bronchite asmatica e della bronchiolite.




I problemi dell’aerosol nei bambini

Si legge nel documento dell’Associazione culturali pediatri: «L’uso del cortisone per aerosol è largamente diffuso, in Italia, per il trattamento delle patologie alle alte vie respiratorie e per il controllo del sintomo della tosse ad esse correlato. Eppure non esistono prove della sua efficacia, mentre esiste la certezza che questa pratica, prolungata nel tempo, è associata a effetti collaterali». Di fronte a piccoli malanni stagionali, come il raffreddore, i genitori dovrebbero evitare l’uso dell’aerosol o in alternativa utilizzarlo, ma unicamente con la soluzione fisiologica. In tal caso è come se il bambino facesse un suffumigio, idratando le mucose e rendendo il muco più fluido. Il cortisone produce molti effetti collaterali soprattutto nei bambini. Sono stati riportati casi di mughetto, irritazioni a carico delle mucose della gola e del naso e sanguinamenti nei casi più gravi. Questo accade perché il farmaco abbassa le difese immunitarie ed espone più facilmente all’aggressione di agenti patogeni. Importante sapere che il farmaco che mettiamo nell’ampolla insieme alla soluzione salina, solo una piccola parte raggiunge i polmoni. Il resto, purtroppo, si deposita nella gola, viene inghiottito, assorbito dal tubo digerente e inattivato durante il passaggio attraverso il fegato. Nei bambini sotto i 5 anni, tra l’altro, la frazione che arriva ai polmoni è addirittura inferiore al 5% e raggiunge appena il 3% nei più piccoli.

Quando l’aerosol serve davvero

Al di fuori dei comuni malanni di stagione, ci sono alcune situazioni nelle quali l’aerosol può essere effettivamente indicato. Si tratta di:

  •  Somministrazione di farmaci che dilatano i bronchi come il salbutamolo in caso di broncospasmo o asma
  •  Somministrazione di cortisonici in caso di broncospasmo ricorrente, con l’obiettivo di ridurre il numero delle crisi
  •  Somministrazione ospedaliera di adrenalina in caso di laringite grave
  •  Somministrazione ospedaliera di antibiotici e altri farmaci in caso di fibrosi cistica




Le alternative all’aerosol

I problemi legati all’uso dell’aerosol, oltre a essere legati all’efficacia, sono anche tecnico-logistici. Molto spesso infatti un bambino piccolo non riesce ad accettare il contatto prolungato con la mascherina premuta sul viso e, opponendosi e piangendo, disturbato anche dal rumore del dispositivo, rende tutto vano. Durante il pianto infatti, l’aerosol è inutile, dato che il farmaco si deposita in bocca e viene inghiottito. Attenzione a non fare quello che per i genitori, a volte, appare come una vera e propria “genialata”: fare l’aerosol mentre il bambino dorme è altamente sconsigliato. Nel sonno infatti, il bambino respira prevalentemente con il naso e la deposizione del farmaco nei polmoni ne diminuisce considerevolmente l’efficacia. Se i bambini sono poco collaborativi e il genitore non può fare a meno dell’utilizzo dell’aerosol, può sostituire la cura con un altro dispositivo medico ancora poco diffuso in Italia: il distanziatore. Quest’ultimo è collegato a farmaci spray predosati che vengono inalati completamente dopo cinque respirazioni profonde. In ogni caso il fai da te è altamente sconsigliato ed è bene affidarsi al proprio pediatra. Tuttavia l’eccessiva medicalizzazione rischia solo di compromettere ulteriormente il sistema immunitario, impedendo all’organismo di reagire autonomamente.

Altre soluzioni più “casalinghe”, consigliate dai pediatri, sono:

  • Se c’è eccesso di catarro nelle alte vie aeree l’unica pratica efficace sono i lavaggi nasali con una siringa riempita di soluzione fisiologica (10 ml per narice nei lattanti, 5 ml nei neonati), facendo passare il liquido da una narice all’altra: l’obiettivo è evitare la colonizzazione batterica nasale.
  •   Aumentare l’assunzione di liquidi durante la giornata nei bambini.
  •   Evitare sbalzi di temperatura o ambienti troppo caldi.
  •   Pulire bene il naso, anche solo con un fazzoletto.
Floriana Lo Bue
Floriana Lo Bue

Classe '89, una laurea in comunicazione e una in Relazioni internazionali, durante gli studi trascorro il mio tempo tra Verona, Milano e gli States. Innamorata di Palermo, decido di tornare in Sicilia e dedicarmi alle mie più grandi passioni: il giornalismo e il mondo del turismo. Prossima al lancio di un'attività ricettiva, nel tempo libero amo viaggiare, dedicarmi agli affetti e divorare libri.

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