La nostra ostetrica: “Il mio parto in casa, sacro e intimo”

Un viaggio unico ed emozionante nella “Vita” che ci regala l’ostetrica Rosella Russo con una lettera indirizzata al suo piccolino, Emanuele. Racconta il suo parto “sacro e intimo” tra le mura della sua casa. Ecco la prima parte del suo racconto

 

A te, figlio mio, dedico questo racconto, perché tu possa vederti anche attraverso ciò che siamo stati

Mentre ti guardo dormire, in questo tuo momento di riposo, mentre ascolto il tuo respiro, decido di raccontare di noi: di te, di me e di papà. Carissimo Emanuele, sei arrivato nelle nostre vite con la velocità che ti caratterizza. Ci piace pensare che sia stato tu a scegliere noi per mettere piede in questo mondo: abbiamo lasciato la nostra porta aperta e tu ti sei presentato nella nostra vita, con la tua fermezza e determinazione.

Quando sei una giovane ostetrica, ti capita spesso di pensare a come sarai come madre, a come metterai al mondo tuo figlio, a come aprirai le braccia alla Vita. Figlio mio, tu hai saputo plasmarmi, mi hai concesso di vedere i miei limiti, mi hai insegnato a fare delle mie debolezze i miei punti di forza. Tu mi hai insegnato che la paura è da umani e mi hai “detto ad alta voce” che non hai bisogno di una madre perfetta, ma che hai bisogno semplicemente di me.




8 Luglio 2017

Sono davanti al nostro primo test di gravidanza, papà è nella stanza accanto e aspetta di sapere. Ho voluto che fosse lui a comprare questo test: era come se sentissi di dovergli chiedere in questo modo già un primo segno tangibile della sua presenza. Due linee compaiono decise. Ci sei! Sei già tra noi. “Due linee” urlo a papà. “E che vuol dire?” risponde lui. Mi raggiunge. Siamo lì. Tutt’e tre. E per la prima volta ci accorgiamo di essere in tre. Gioia, incredulità, paura, stupore: un mix di emozioni ci inonda. Puoi aver immaginato tante volte quel momento, ma quando lo vivi è tutto il contrario di ciò che ti saresti aspettato. Sono emozioni che ti rimangono impresse sulla pelle.

Così come il mio corpo ti ha fatto lentamente spazio, così è stato nella mia mente e nel mio cuore: ti sei fatto strada piano piano, hai saputo prenderti i tuoi tempi e accompagnarmi nei miei. La gravidanza è stata per me e papà un continuo stupirci: vedere il corpo trasformarsi ci dava il senso dell’accoglienza che ti stavamo donando. Abbiamo cercato di farti sentire la nostra presenza e il nostro darti spazio e amore. Ti ho sentito da dentro: ti ho sentito muovere, ti ho sentito chiamarmi e chiamarci, ti abbiamo conosciuto sin dal grembo. È incredibile come tu ci abbia mandato dei chiari segnali su ciò sei.




La scelta del parto in casa

In questo percorso, così travolgente e sconvolgente, in questo viaggio di Vita, abbiamo scelto con attenzione le persone che volevamo al nostro fianco, non volevamo che nulla fosse lasciato al caso. Io e papà non abbiamo avuto nemmeno bisogno di confrontarci sul modo in cui volevamo che poggiassi i tuoi piccoli piedini su questo mondo: ci siamo guardati negli occhi e abbiamo sentito che la nostra casa sarebbe stato il luogo più dolce per darti il benvenuto. In questa casa, pensata e “costruita” con cura da entrambi, volevamo farti nascere. Così ho contattato Marzia, l’unica a cui avrei concesso di entrare in questo momento sacro e intimo. Sentivo sempre più fortemente che papà era con noi in questa scelta e sentivo te, in tutta la tua serenità. Sentivo che stavi bene e che con discrezione ti stavi fidando di noi, di quelle persone che avevi scelto come madre e come padre. In gravidanza mi sentivo una roccia, forte, potente, bella: ti ho portato dentro di me con fierezza. Sentire di “vivere” portandoti sempre con me è una delle sensazioni più belle e forti che mi porto della gravidanza. E poi c’erano gli incontri con Marzia e Marian (la dolcissima doula a cui abbiamo aperto le porte del nostro percorso) in cui mi fermavo ad assaporare ogni nostro passo insieme. In quegli incontri, ti facevi sentire: avevi già una sintonia con loro, con quelle persone a cui avevamo deciso di aprire la nostra intimità. E questo tuo interagire con loro mi dava ancora più conferma di quanto tu approvassi il percorso che noi avevamo scelto per noi, per te.

Con velocità ti osservavamo crescere. Ti sentivo muovere dentro, parlavamo, comunicavamo: eri tu a dirmi che stavi bene. Tre ecografie, quelle di base… poi tanto ascolto! Io e te abbiamo parlato tanto. E papà, che ti cantava la ninna nanna composta apposta per te, che ti accarezzava e che si faceva conoscere. Ci siamo uniti ancora di più noi tre, ogni giorno eravamo sempre più in contatto, sempre più vicini, sempre più intimi: ogni giorno eravamo sempre più “casa”.

23 Febbraio 2018

Sono delle leggere contrazioni a svegliarmi quella mattina. È stata una notte in cui il mio utero ha deciso di iniziare a contrarsi. Sono a 37 settimane e 4 giorni. Mi sembra ancora presto perché tu possa decidere di nascere proprio ora. “Saranno solo contrazioni preparatorie”, dico a me stessa e al tuo papà, che invece ha sempre avuto la sensazione di poterti abbracciare prima di quella che era la nostra “data presunta parto”. Quella mattina ho un appuntamento di lavoro, devo incontrare un gruppo di mamme per parlare insieme di “travaglio”. Mi alzo dal letto, non so se mettermi alla guida e andare a lavoro o se annullare tutto e rimanere a casa, con te, con noi. Fino all’ultimo, aspetto di capire cosa mi sta dicendo il mio corpo, cosa mi stai dicendo tu. La mia indole un po’ “stachanovista” mi dice di andare, ma qualcosa mi frena. Avevo previsto di smettere di lavorare il 24 Febbraio. Oggi è il 23, sarebbe il mio ultimo giorno di lavoro. “Tu rimani a casa!” mi dice con fermezza il tuo papà. “Lo vuoi capire che questo bambino ti sta chiedendo di sconvolgere i tuoi piani per lui? Se anche non dovesse avvenire oggi la sua nascita, rimarrà sempre un giorno che tu hai deciso di dedicare a lui, a noi”. Ancora una volta, il tuo papà sa leggermi, sa ascoltarti e sa accompagnarmi a “sentirmi” e a “sentirci”. Decido allora di rimanere a casa… e lui, il tuo premuroso papà, decide di farmi compagnia in quella giornata di vacanza per noi. Quel giorno è stato come preparare con cura  il cuore al tuo arrivo. Abbiamo riposato, abbiamo giocato con te. Di sicuro, qualcosa dentro ci faceva sentire che sarebbero state le ultime ore di coccole con te dentro il pancione. “Manca il bellypainting” – dico al tuo papà. L’idea che il tuo papà mi dipingesse il pancione era sempre stata nel mio cuore; ma, per un motivo o per un altro, non ci eravamo ancora concessi questo momento di coccola/gioco. Così il tuo papà esce di casa, nel pomeriggio, per andare a comprare i colori specifici per pitturare il pancione. Ne approfitta per comprare le ultime cose che servono per il nostro “viaggio”: il tubo che riempirà la vasca per l’eventuale parto in acqua, il “gonfiatore” per la palla per il travaglio. Nel frattempo, durante tutto il giorno, le contrazioni si sono diradate per poi scomparire quasi del tutto. Tengo, però, aggiornata Marzia di tutta la situazione e, anche solo nello “scriverci”, la sento tanto vicina a noi.




Le contrazioni incalzano

Sono le 19 circa, le contrazioni si fanno nuovamente presenti, ma stavolta con più fermezza. Le sento più intense, decise, incalzanti, più dolorose… diverse! Sento che qualcosa sta cambiando nel mio corpo, sento che il nostro abbraccio si sta facendo più vicino. Chiamo, allora, il tuo papà e gli dico di tornare presto a casa: “Mi sa che qualcosa sta cambiando”. Passa pochissimo e lui è di nuovo accanto a noi. Guardo quei colori appena comprati: qualcosa mi dice che non arriveremo ad usarli. Con amore e attenzione, lo sento vicino a noi: ad ogni contrazione, sento la sua emozione, la sua partecipazione. Nel silenzio, mi osserva. Viviamo queste contrazioni “insieme”: io, tu e lui. Sento che siamo profondamente connessi. Il mio corpo si adatta lentamente a questo ritmo: quando le contrazioni aumentano d’intensità, ecco che il ritmo diventa più lento, per crescere, piano piano… il mio corpo si adatta gradualmente, mi dà il tempo di assaporare questo ritmo, mi dà gli strumenti per “accogliere” sempre di più questo dolore che mi unisce a te.

Avevo sempre immaginato la potenza di questo dolore e adesso, che lo vivo sulla mia pelle, mi rendo conto di quanto questo dolore possa divenire guida se vissuto nella pienezza. Era quel dolore a dirmi come muovermi, a suggerirmi cosa fare, a mettermi in contatto con te: era quel dolore che ci univa in questo viaggio. Passano le ore e il tuo papà mi chiede se forse non è il caso che Marzia venga accanto a noi. “Non ancora!” gli rispondo. Mi sento padrona del mio corpo, pienamente connessa e sento di dovere rimanere ancora per un po’ noi tre. Questo tempo insieme lo ricorderò sempre come una lunga carezza tra noi.

Continua…

 

Rossella Russo
Rossella Russo

Passione, dono, accoglienza, ascolto, rispetto, sostegno, accompagnamento e amore: essere ostetrica è per me, prima di tutto, una missione. Ho conseguito la laurea in Ostetricia e ho deciso di frequentare un Master a Modena in “Autonomia dell’ostetrica nella gestione di gravidanza, parto e puerperio a basso rischio”, che mi ha permesso di confrontarmi con la nascita già in Emilia Romagna. Ho deciso di intraprendere questa professione da libera professionista per ridare alla figura dell’ostetrica il suo profondo e reale ruolo di custode della nascita. Dopo il primo periodo trascorso lontano da casa ho sentito il bisogno di portare il mio sostegno alle famiglie della mia Terra e sono tornata a Palermo. Poiché credo molto nell’importanza dell’esercizio fisico in tutti i momenti della gravidanza e nel post parto ho affinato la mia formazione conseguendo il titolo di insegnante di acquamotricista pre e post natale e di massaggiatrice certificata infantile A.I.M.I. Sono attualmente in formazione presso il Movimento Internazionale del Parto Attivo (MIPA) per conseguire il titolo di educatrice perinatale. Svolgo il mio lavoro da libera professionista a livello territoriale, avendo cura di entrare, con silenzioso rispetto, nelle case e nei cuori delle mamme che decidono di avermi al proprio fianco. Credo fortemente nella centralità della donna nell’evento nascita e le sostengo affinché possano scoprirsi nella propria istintiva bellezza. La collaborazione con Professione Genitori è un’ulteriore strumento per promuovere il benessere globale della famiglia, rispettando la naturalità di ogni processo e stimolando la piena e profonda consapevolezza dell’essere donna, attraverso la divulgazione di informazioni corrette.

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